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La Messa di Renato Zero


Ecco le parole di Renato Zero in un intervista fatta dal giornale la Repubblica uscita in stampa il giorno
25 ottobre 2004, in merito ad un’opera in lavorazione dal cantautore romano di una Messa cantata.


TRATTO DA LA REPUBBLICA  DI LUNEDI 25 OTTOBRE 2004:

“Si sto scrivendo una Messa. E’ una cosa che mi porto dentro da anni.
E’ una rivisitazione musicale dell’evento cristiano per eccellenza ,
la celebrazione eucaristica della passione, morte e resurrezione di Cristo, e, nello 
stesso tempo, un componimento frutto di un sentimento di  fede legato agli insegnamenti religiosi della mia  famiglia.” 

Perché proprio una Messa?(Gli chiede il giornalista)

“E’ una scelta fatta principalmente per me stesso e per la mia fede originaria.
Ma per capire meglio questa scelta forse occorre andare indietro nel tempo,
rivedere gli anni della mia infanzia e della mia famiglia, dove sono transitati frati, suore e tre zii preti.
Mio padre, poi, fu anche studente in seminario.
E, quindi, in me fin dai primi anni della mia vita c’è questo 
retaggio religioso.
Ma la mia formazione religiosa la devo in particolare a mio zio Don Pietro,
prete, fratello di mio padre, presso il quale trascorrevo le vacanze estive nella sua
canonica di Esanatolia, in provincia di Macerata.
Io, oltre a lavorare nei campi ed accudire le bestie, mi prestavo anche a servire Messa,
facevo il chierichetto.
E fu anche per questo che fin da giovanissimo capii dove indirizzare la mia fede.”

Una scelta di fede, quindi, molto precoce. E dopo?

“Si molto precoce. E poi, siccome l’occasione fa l’uomo  ladro, in seguito ho approfondito questo sentimento 
religioso, ma in forme estremamente discordanti e sempre  animato da un grande desiderio di capire. Ad esempio, non ho mai 
accettato che il Padre Eterno fosse presentato come un  castigamatti, un Dio vendicativo. Invece non è così.
Ma grazie a mio zio Don Pietro, alla sua semplicità, alla sua bontà e alla sua costante gratuità verso i più umili e più poveri,
ho potuto correggere quell’immagine distorta del Dio vendicativo.” 

Ecco perché nelle sue canzoni Dio fa spesso capolino e  nelle sue storie lei spesso parla dei problemi degli ultimie degli emarginati.

“E’ vero, nei miei testi evoco spesso Dio e c’è costante  attenzione agli emarginati. Per forza, sono cresciuto nella fede, ma ho patito molto una certa situazione di rigetto 
da parte dei benpensanti e di determinati soggetti borghesi che hanno sempre avuto da ridire per uno come me che in 
fondo ha trasgredito in maniera molto lecita e  teatrale. Parliamo, quindi, di una trasgressione 
estremamente nei limiti. Ma questo rigetto, egoisticamente,mi ha fatto anche comodo, perché se avessi 
trovato solo consensi forse non avrei lavorato come ho fatto. Sembra un paradosso ma è così. 
I detrattori mi hanno dato l’opportunità di misurarmi, di dare una maggior consistenza ai miei pensieri, alle mie ambizioni, alla scoperta delle 
storie e delle emozioni attraverso la musica e la parola.”

E’ possibile avere qualche notizia in più di questa sua 
Messa?

“E’ in cantiere, ci sto lavorando. La sento, ce l’ho dentro di me. E poi sono anche nell’età che in qualche modo mi 
concede un tempo ragionevolmente più idoneo per  un’esperienza così. Ci sto lavorando con grande trasporto e rispetto. Saranno musiche che favoriranno il raccoglimento
nelle varie fasi liturgiche del rito, note che inviteranno alla preghiera e al mistero. Sento dentro di me che il 
tempo è ormai maturo per una composizione del genere e che i tempi della trascrizione non saranno poi 
così lunghi. 
Anzi….”

Si sta servendo dell’aiuto di qualche teologo?

“Per gli aspetti liturgici e canonici, mi sento costantemente con padre Augusto Matrullo, un grande e
profondo religioso passionista, rettore della basilica  dei Santi Giovanni e Paolo, a Roma. 
Un varo amico, da cui ho consigli e suggerimenti preziosi. 
E confesso che mi piacerebbe tanto che questa mia pagina dedicata alla Messa trovassela luce proprio
presso la chiesa retta da padre Augusto.”

Come sono i suoi rapporti con l’istituzione-Chiesa, che, come si sa, ha le sue regole e i suoi precetti?

“Ultimamente ho rapporti solo con certi preti.
Di padre Augusto ho già detto, ma m’incontro anche con preti come  Don Antonio Mazzi ,
Don Pierino Gelmini, persone che al di  là del loro ministero si prodigano anche per salvare vite umane, aiutano gli emarginati.
Come ha fatto il compianto Don Luigi Di Liegro.
E’ questo tipo di attitudine che esula un po’ dalla sacrestia, ma si sviluppa al di fuori 
dei palazzi, che mi ha aiutato a continuare un dialogo che forse, altrimenti, avrei perduto.
Mi piacerebbe che ci fossero più preti così.
Poi mi piacerebbe che le stesse chiese fossero più aperte ai fedeli.
Qualche anno fa,  volevo entrare a Roma in una chiesa a pregare
nel momento  in cui si svolgevano i funerali di un amico scomparso in un’altra città.
Erano le 15, ma non trovai nessuna chiesa aperta.
Ci rimasi male. 
Fui costretto a pregare su una panchina del Pincio.”

Cosa pensa di Giovanni Paolo II ?

“Questo Papa mi piace tantissimo. E’ una persona 
straordinaria. Lo trovo eccezionale, soprattutto perché non si è mai immischiato nella politica.
La caduta del Muro e tante altre novità di questi ultimi anni sono 
decisamente dipesi da lui, ma non perché si è mescolato ai politici.
Questo lo trovo molto intelligente, molto singolare, anche per un Papa.”

Ma Papa Wojtyla a volte viene giudicato troppo rigido in  materia di morale ,
specialmente nei confronti della sessualità.

“Meno male che è così, perché nessuno è perfetto, altrimenti non avremmo bisogno di un confessore. 
Comunque penso che certi comandamenti hanno bisogno un pochino di  essere rivisti.
Ma più che di norme, oggi c’è bisogno di testimoni e di esempi.
Come fa questo papa , un padre che si trascina per il mondo con il suo Parkinson,
con le sue mille malattie, mille malesseri, per parlare di Dio, di pace, di fratellanza e di perdono.
Lo trovo straordinario: ecco sono questi i famosi esempi, i testimoni di cui c’è sempre più bisogno.”









ARTICOLO TRATTO DAL SITO http://www.korazym.org./

Renato Zero, un cantante che val bene una messa

di Mattia Bianchi/ 27/08/2005

Tra i progetti del cantautore, le musiche per una messa. La conferma arriva alla Tendopoli di San Gabriele, dove il cantante ha portato la sua esperienza ai giovani riuniti ai piedi del Gran Sasso.

Dopo "Cercami", "I migliori anni della nostra vita" e "Il Cielo", Renato Zero è pronto a comporre le musiche per una Santa Messa. Lo ha confermato lui stesso, intervenendo telefonicamente alla Tendopoli di San Gabriele, il grande incontro di festa e di fede promosso dai Padri Passionisti a Isola di Gran Sasso.
“Ce la metterò tutta perché sia veramente un momento struggente, - ha detto il cantautore romano agli oltre 2mila giovani presenti - perché ci vuole credo molta umiltà a pensare di musicare una liturgia così profonda e così importante”. Parole che lasciano subito posto ai ricordi personali: “Ho avuto tre zii sacerdoti, nella mia casa, e questo mi ha in qualche modo anche un po’ facilitato le cose, perché una certa sensibilità verso la celebrazione dell’Eucarestia, verso questo approccio io l’ho ricevuta già… mi è stata impartita già in età molto tenera”.
“Avevo sei anni quando dicevo messa insieme a mio zio, don Pietro, il fratello di mio padre, - ha detto Zero - il contenitore, questa meravigliosa realtà che è la Chiesa contiene già l’opportunità di sentirsi parte dell’integrale, di questo messaggio”.
Ancora mistero sui tempi, ma l’annuncio potrebbe arrivare presto. Intanto, il cantante è in sala di registrazione per preparare il suo nuovo album dopo i grandi successi dell’ultimo lavoro “Cattura” a cui era seguita una tournee in tutta Italia.

Alla Tendopoli di San Gabriele, Renato Zero si è complimentato con ragazzi per “tutta questa energia che producete”.
“In un tempo come questo, un pochino lento, e anche un po’ sordo a certi richiami, - ha detto - è sorprendente che i giovani facciano ancora il loro mestiere, quello proprio di svegliare le coscienze degli adulti.
Io ho tentato di farlo già da parecchi anni. Sulla mia pelle ho tentato di dare una smossa, di cambiare un po’. Di dare a questi colori una enfasi e una vitalità che ci conducano finalmente verso una luce definitiva. Ho iniziato anch’io in una tenda; parlando di tendopoli.
I miei inizi sono stati proprio caratterizzati da questo cielo di teflon che mi sovrastava. Ed è stata un’emozione quella di sapere che da voi son piantate tutte quelle tende. Vuol dire che c’è un disegno divino intorno a questo.
Questi appuntamenti non sono mai casuali, c’è la mano di Dio, e devo dire che è importante non lasciare che queste opportunità non abbiano quel peso e quella enfasi che meritano.
Spero di essere con voi nella prossima edizione della Tendopoli. Abbiate la forza di essere ancora così vivaci, sorridenti e ottimisti”.

Prima dell'intervento di Zero, i tendopolisti sono stati ridestati dal fondatore della Tendopoli padre Francesco Cordeschi, che ha definito i giovani “le lampade di Dio”, invitandoli a non credere alla cultura disfattista della morte.
“Non crediamo a quel che ci dicono – ha dichiarato padre Cordeschi rifacendosi all'episodio evangelico della morte di Lazzaro – che se il Signore fosse tra noi dolore e lutti non ci sarebbero. Voi giovani non siete chiamati a piangere, come fanno tutti.
La morte, il dolore che sono nel Mondo sono per la vita”; “E' vero, nel mondo c'è buio. Benissimo, esistono anche le lampade.
E siete voi! Voi siete le lampade di Dio, dovete solo accendervi!”; “Camminate di giorno, non di notte. Questa società ci ha abituato a camminare di notte, tra i nostri limiti e le nostre paure. Camminare alla luce del giorno vuol dire, invece, essere veri, trasparenti, vivere rapporti luminosi”.

La giornata è poi proseguita con l’esperienza del Deserto, la festa della Riconciliazione e la suggestiva Via Crucis notturna sul piazzale.
Le stazioni sono state animate dai tendopolisti delle varie regioni d'Italia, compresa la quindicesima, aggiunta per ricordare la Resurrezione di Cristo.


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